Uno scrigno pieno di gioielli: Mantova, Capitale Italiana della Cultura 2016

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“Mantova, gioiello del Rinascimento, famosa in tutto il mondo per la sua storia, gli inestimabili tesori d’arte e le bellezze naturali, è stata insignita del titolo di Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2016.
La nomina si deve all’ambizioso progetto che non si limita a valorizzarne il patrimonio storico, ma punta all’elaborazione di nuove politiche culturali che sposino tradizione e innovazione per una nuova Rinascenza”.
Di questa Mantova, degli eventi che si terranno e di tante altre occasioni imperdibili, vi mando al sito ufficiale:

Mantova2016.it

Come città d’arte e di bellezza, questo è il mio modesto contributo fotografico.
Qualche cenno storico, molto scarso in verità, ma sufficiente per avere un’idea della grandezza di Mantova e per invogliare a conoscere questa piccola città, gioiello e vanto di ogni mantovano.

La basilica di Sant’Andrea di Leon Battista Alberti: nella sua cripta si conserva la terra intrisa del sangue di Cristo, portata a Mantova dal centurione romano Longino.
In seguito al ritrovamento di questa reliquia, la madre di Matilde di Canossa, Beatrice di Lotaringia, diede inizio alla basilica, partendo da un primo edificio religioso, dedicato a Sant’Andrea.
La chiesa venne ristrutturata da Leon Battista Alberti su commissione dei Gonzaga per accogliere i numerosi pellegrini che, durante la festa dell’Ascensione, veneravano la reliquia, conservata tutt’ora nei Sacri Vasi, custoditi all’interno dell’altare, nella cripta della basilica.

La Rotonda di San Lorenzo, edificata per volontà di Matilde di Canossa e collegabile alla reliquia del Sangue di Cristo. Così dice la tradizione, ma più verosimilmente costruita su un antico tempio romano, con rari esempi di affreschi di pittura bizantina.
Sconsacrata divenne anche un cortile circolare all’interno del ghetto ebraico mantovano, istituito nel 1610 e abbattuto nel 1798, durante il dominio francese.
Successivamente restaurata, venne riconsegnata al culto nel 1926.

La torre dell’Orologio, edificio rinascimentale situato in piazza delle Erbe, tra il Palazzo della Ragione e la Rotonda di San Lorenzo.
L’edificio, fu costruito nel 1472-1473 dall’architetto Luca Fancelli, sulle basi di un preesistente edificio risalente al XIII secolo. Dalla porta al piano terreno si accede al Palazzo della Ragione.
Alla fine del 1473 sulla torre venne collocato l’orologio astronomico, opera del matematico mantovano Bartolomeo Manfredi, noto anche come Bartolomeo dell’Orologio.
L’orologio indicava le ore ordinarie, degli astrologi e dei pianeti, rilevava il percorso del sole attraverso i segni dello Zodiaco e le fasi lunari.
Smise di funzionare nel 1700.
Il fabbro, maestro orologiaio Alberto Gorla, di Cividale Mantovano, riportò in vita il meccanismo astronomico nel 1989.
All’interno è ospitato il Museo del Tempo, nel quale sono esposti i meccanismi d’epoca dell’orologio e dalla sommità è possibile avere una vista sulla città e sui laghi che la circondano.

Il Duomo, la cattedrale di San Pietro apostolo, di origine paleocristiana, riedificata da Matilde di Canossa, ampliata sotto i Gonzaga e ristrutturata da Giulio Romano che lasciò intatte le pareti perimetrali ma modificò l’interno dando forma simile alla Basilica di San Pietro a Roma.
Alla morte di Giulio Romano i lavori continuarono, dopo lunga interruzione, sotto la guida di Giovan Battista Bertani, che abbandonò parte del progetto.
La facciata, interamente in marmo, è opera di Nicolò Baschiera, ingegnere dell’esercito austriaco.
Il Duomo è situato nella grande Piazza Sordello, dedicata al poeta Mantovano Sordello da Goito, già piazza di San Pietro.

Numerosi i palazzi che arricchiscono questa piazza: il Palazzo Vescovile, Palazzo Acerbi (con la Torre della Gabbia), Palazzo Bonacolsi, Palazzo del Capitano che rappresenta la parte più antica del Palazzo Ducale, reggia dei Gonzaga e precedentemente dei Bonacolsi.
Durante la dominazione austriaca il Palazzo Ducale assunse la denominazione di Palazzo Reale.

Da vedere il Cortile della Cavallerizza, il Giardino Segreto, il Giardino Pensile e il Giardino dei Semplici.
In quest’ultimo numerose le piante medicinali, dette “i semplici”, con le quali i Signori del tempo profumavano i vestiti soprattutto nella stagione invernale.

Il Castello di San Giorgio, monumento rappresentativo di Mantova, residenza dei Gonzaga che si trasferirono dal Palazzo del Capitano lasciando quest’ultimo come abitazione della corte.
È costituito da quattro torri angolari e circondato da un fossato, a difesa della città.
Fu progettato da Bartolino da Novara e ristrutturato dall’architetto Luca Fancelli, con il quale perse la sua funzione militare e difensiva.
Fu residenza di Isabella d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga, tra le più celebri nobildonne del Rinascimento che ospitò presso la sua corte artisti e umanisti quali Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo da Vinci, Ludovico Ariosto e Baldassarre Castiglione facendo di Mantova centro artistico e letterario di massimo rispetto.
La Camera degli Sposi, Camera picta (camera dipinta) è tra le sale più famose del Castello.
Capolavoro di Andrea Mantegna che ha ricoperto le pareti e le volte del soffitto con affreschi che dilatano i limiti della stanza e celebrano la dinastia della intera famiglia di Ludovico Gonzaga.
Nelle prigioni del Castello fu imprigionato il patriota tirolese Andreas Hofer, prima di essere giustiziato.
Quando la città venne occupata dagli austriaci, il Castello fu trasformato in carcere di massima sicurezza per gli oppositori e successivamente vennero rinchiusi i Martiri di Belfiore e i patrioti ad essi legati.

Dall’altra parte della città, non molto distante dal centro, a portata di passi, l’opera più celebre di Giulio Romano: Palazzo Te, sorto in una zona paludosa e lacustre, bonificata dai Gonzaga.
All’origine luogo di addestramento dei pregiatissimi cavalli di Francesco II, fu trasformato dal figlio, Federico II, in luogo di svago e riposo dove poter incontrare liberamente l’amante Isabella Boschetti.
Abituato ad agi e raffinatezze, diede l’opportunità all’architetto e pittore Giulio Romano di alternare gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva.
Nella costruzione di Palazzo Te Giulio Romano ha espresso tutta la sua bravura e fantasia.
Nel 1530 Palazzo Te venne inaugurato ufficialmente ed in questa occasione l’imperatore Carlo V, riconoscendo la grandiosità dell’opera, conferì a Federico II il titolo di duca: fino ad allora i Gonzaga erano stati marchesi.

Alcune delle numerose, stupende Sale di Palazzo Te:

la Sala dei Giganti (dalle pareti al soffitto la rappresentazione della battaglia dei Giganti che tentano di salire all’Olimpo).

la Sala dei Cavalli (ritratti in grandezza naturale sei destrieri preferiti dei Gonzaga, questa sala era destinata al ballo. Il pavimento non è l’originale del tempo, ma sapientemente rifatto seguendo il disegno del soffitto in legno a cassettoni e rosoni: questo lavoro encomiabile è stato eseguito dal compagno della mia vita e dai bravissimi operai che posarono il pavimento!).

la Sala di Amore e Psiche (sala da pranzo del duca. Ogni parete raffigura la lussuriosa storia di Psiche ed è il simbolo dell’amore del duca per Isabella Boschetti).

La Sala delle Aquile (camera da letto di Federico, ornata al centro della volta con l’affresco della caduta di Fetonte dal carro del sole).

Nel giardino del Palazzo si trovano le Fruttiere, opera dell’architetto Nicolò Sebregondi.
Nella stagione invernale ospitavano piante ed agrumi posti in vasi di terracotta.
Successivamente adibite, assieme alle attigue scuderie, a magazzino militare.
Dopo numerosi e impropri utilizzi nel 1989 vennero restaurate e diventarono sede delle mostre realizzate dal Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te.

Dopo questo cenno storico della mia città (il più è rimasto nella penna come i tantissimi luoghi degni di essere visitati), vorrei fare un passo indietro nel tempo e parlare di Mantova, città romantica e mitologica, che deve le sue origini alla profetessa Manto, figlia dell’indovino Tiresia.
Fuggita da Tebe, si rifugiò in questo luogo palustre dove creò, con le sue lacrime, un lago le cui acque conferivano proprietà profetiche a chi le beveva.
Manto sposò la divinità fluviale Tyberis e il loro figlio, Ocno, fondò una città sulle sponde del Mincio chiamandola Mantua in onore della madre.
Anche Dante Alighieri, nella Divina Commedia, nel XX Canto dell’Inferno, con la guida mantovana Virgilio (considerato il più grande poeta latino, nato ad Andes, oggi Pietole), descrive i dintorni della città e, riferendosi alla leggenda dell’indovina Manto:
” Fer la città sovra quell’ossa morte; e per colei che ‘l loco prima elesse, Mantüa l’appellar senz’altra sorte”

Il fiume Mincio, in prossimità del cuore di Mantova, si allarga creando tre laghi: Superiore, di Mezzo e Inferiore.
Di rara bellezza i tramonti sul Lago Superiore, teatro estivo dell’immancabile e spettacolare fioritura del Fior di Loto.
Una leggenda fa risalire la nascita dei fiori di loto a una storia d’amore: l’amata, una giovane orientale, morì cadendo nelle acque del lago in cui si stava specchiando e l’amato, disperato, prima di gettarsi nel lago per seguire la stessa sorte, vi gettò dei semi del fior di loto affinché il profumo e la delicatezza dei fiori che si aprono nella stagione estiva ricordassero per sempre il profumo e la dolcezza della sua amata.

Un giro turistico costeggiando le meravigliose sponde dei laghi di Mantova, fa bene sia allo spirito che al fisico.
Seguitemi:

https://stellasenzaglutine.com/2013/09/23/stupendo-settembre-ancora-nordic-walking-sulle-ciclabili-dei-laghi-di-mantova/

https://stellasenzaglutine.com/2013/09/11/nordic-walking-sulle-ciclabili-dei-laghi-di-mantova-la-mia-citta/

Dopo aver nutrito lo spirito, un cenno anche alla cucina mantovana.
Bellissimo l’apprezzamento sotto questo aspetto di chi ha definito Mantova città….gustosa!
La cucina mantovana è profondamente legata alle antiche tradizioni contadine:
dal risotto alla pilota ai tortelli di zucca, dagli agnolini ai bigoli con le sardelle passando al pesce in salsa, al cotechino e al cappone alla Gonzaga, per gradire anche grana e mostarda, per terminare con sbrisolona, anello di Monaco, torta delle rose, caldi dolci….un infinito elenco eccelso di portate che ristorano chi ha girato in lungo e in largo la mia piccola città, prezioso scrigno di gioielli unico al mondo!

Pan di ciliegia, senza glutine

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L’idea di questo pane è scaturita alla vista di un enorme cesto di ciliegie, depositato sulla soglia di casa mia da Rolando, un vicino molto gentile.
Tutte era quasi impossibile mangiarle senza che “invecchiassero” e ho pensato di cuocerne un po’.
Amo le ciliegie cotte, con quello sciroppo …confortevole sia caldo che freddo.
Sopporto anche i noccioli……perché snocciolare qualche chilo di ciliegie non è cosa da poco e queste erano anche piccole, buone ma piccole e poi si sa che cotte intere rendono meglio in sapore.
L’idea è partita dall’abbondanza di ciliegie, ma vale la pena acquistarle appositamente per preparare questo pane.

Ps: al posto di panini va bene anche un pane in cassetta: tagliato a fette per la colazione del mattino non è niente male.
Ho preferito non abbondare con lo sciroppo di agave ma se si vuole un pane dolce meglio raddoppiarne la dose.

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza uova, senza frutta secca, senza latticini, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

700 g di ciliegie
Il succo di un limone
Tre cucchiai di sciroppo di agave

550 g di farina Pane e Pizza Molino Dallagiovanna
400 g di sciroppo di ciliegie
20 g di sciroppo di agave (di più se si vuole un pane più dolce)
40 g di olio di mais bio spremuto a freddo + poco per ciotola e pellicola
5 g di lievito di birra fresco
150 g di ciliegie cotte snocciolate
8 g di sale

PROCEDIMENTO RICETTA:

Lavare le ciliegie e togliere il gambo.
Metterle in un tegame con il succo e la buccia del limone (senza la parte bianca) e tre cucchiai di sciroppo di agave.
Mescolare e cuocere a fuoco moderato per circa 35-40 minuti.
Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare le ciliegie nel loro sciroppo.

Sciogliere il lievito fresco in 200 g di sciroppo di ciliegia raffreddato, aggiungere 100 g di farina, mescolare, coprire e lasciar fermentare per 30-40 minuti.
Dopo questo tempo il composto sarà aumentato e presenterà delle bollicine in superficie.

Nel frattempo togliere il nocciolo alle ciliegie: basta un semplice coltellino.

Nella ciotola impastatrice mettere la farina rimasta (450 g), lo sciroppo di agave, il restante sciroppo di ciliegie (200 g), il poolish e fare qualche giro con il gancio; aggiungere a filo l’olio, le ciliegie snocciolate e per ultimo il sale.

Impastare per qualche minuto poi trasferire il composto in una ciotola unta con olio.

Coprire con la pellicola (passare un filo di olio anche su questa così l’impasto, crescendo, non si attacca) e mettere a lievitare in forno con la sola lucina accesa.

Quando il composto sarà raddoppiato (circa 2 ore e mezza), capovolgerlo sulla carta da forno o sulla spianatoia cosparsa di poca farina, lavorare brevemente e formare un filone.

Tagliare in diversi pezzi, dare una forma a piacere e decorarli con qualche ciliegia denocciolata.

Lasciar riposare i panini fin che il forno arriva a temperatura e cuocere a 250 gradi per 10 minuti, poi abbassare a 200 e proseguire la cottura per altri 10 minuti.

Sfornare e lasciar raffreddare: croccante fuori, morbido, profumato e di un bellissimo colore dentro!

Crispy carbonara di Fabio Campoli, ma senza glutine

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Ricordate la carbonara di Fabio Campoli?

https://stellasenzaglutine.com/2016/05/09/la-carbonara-di-fabio-campoli-a-modo-suo-ma-con-i-miei-spaghetti-senza-glutine/

Con questa nuova ricetta la carbonara è diventata crispy!!
Crispy è un aggettivo inglese che vuol dire “croccante” ed è usato soprattutto per il bacon.
Lo chef Fabio Campoli ha adattato l’aggettivo a questa torta rustica che da primo piatto si trasforma in uno sformato di carbonara con radicchio e pasta sfoglia.
La mia versione senza glutine prende spunto dalla “Crispy carbonara” di Fabio Campoli.

Ps: gli spaghetti alla carbonara, materia prima di questa ricetta, non mi sarebbero avanzati se non ne avessi fatti in abbondanza, in previsione di realizzare questa torta invitante e piacevolmente…..crispy, presentata da Fabio Campoli di seguito alla ricetta della carbonara nel programma “Non è mai troppo presto”, scuola di cucina di Alice TV.

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza frutta secca, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

Spaghetti senza glutine alla carbonara avanzati
Radicchio rosso
Ricotta, pecorino, pepe nero
2 rotoli di Pasta sfoglia senza glutine Buitoni

PROCEDIMENTO RICETTA:

Foderare di carta forno una tortiera con il bordo alto, adagiarvi un rotolo di pasta sfoglia e bucherellarne il fondo con i rebbi di una forchetta.

Distribuire sul fondo uno stato di radicchio tagliato, una generosa spolverata di pecorino, uno strato di ricotta, una macinata di pepe nero e poi la carbonara avanzata.

Distribuire su questa altra ricotta, una macinata di pepe e ricoprire con il secondo rotolo di pasta sfoglia.
Bucherellare la pasta, sigillare i bordi, pressare leggermente tutta la superficie e cuocere a 200 gradi per circa 30 minuti.

Sfornare, far riposare e servire: ottima anche a temperatura ambiente.

Rotolo senza glutine alla confettura di fragole e crema al limone

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Un morbido pan di Spagna avvolto a rotolo, aromatizzato con una fluida confettura di fragole, che racchiude al suo interno una leggera crema al limone, senza latte né uova, il tutto addolcito con sciroppo di agave.
Un dolce leggero, soffice, dal gusto fresco, gradito da tutti ad ogni ora.

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza frutta secca, senza crostacei

INGREDIENTI:

Per la confettura di fragole:
1 kg di fragole
Il succo di un limone
100 g di sciroppo di agave

Per la crema al limone:
2 limoni bio (succo e buccia)
600 g di acqua
100 g di maizena**
120 g di sciroppo di agave

Per il pan di Spagna:
4 uova
80 g di sciroppo di agave
90 g di farina per dolci lievitati Molino Dallagiovanna
50 g di maizena**
10 g di lievito**
Olio di mais per la teglia

** Prodotti a rischio per il celiaco: verificare in etichetta se prodotto idoneo, quindi con il claim “senza glutine”, oppure consultare il prontuario AIC Assoc. Italiana Celiachia

PROCEDIMENTO RICETTA:

Preparare la confettura di fragole:
Lavare brevemente le fragole sotto l’acqua corrente, privarle del picciolo e tagliarle a pezzetti.
Metterle in un contenitore adatto alla cottura nel microonde, aggiungere il succo di un limone, lo sciroppo di agave e mescolare.
Coprire con una pellicola per microonde e cuocere alla massima potenza per 15 minuti.
Eliminare la pellicola (con molta attenzione), mescolare e mettere nel microonde per altri 12-15 minuti.
Frullare la confettura con un mixer ad immersione e far raffreddare in frigorifero.

Preparare la crema al limone:
Stemperare la maizena in poca acqua fredda.
In un tegame scaldare la rimanente acqua con lo sciroppo di agave e la buccia dei limoni grattugiata.
Prima che raggiunga il bollore versare la maizena stemperata, mescolare con una frusta e cuocere a fuoco basso.
Appena inizia ad addensare, togliere dal fuoco e aggiungere il succo di limone.
Mescolare e trasferire in una ciotola a raffreddare.

Preparare il pan di Spagna:
Montare i tuorli con lo sciroppo di agave.
Setacciare la farina mescolata con il lievito e la maizena e aggiungere delicatamente ai tuorli montati.
Montare gli albumi con un pizzico di sale e unirli al composto precedente, un cucchiaio alla volta.
Ungere una teglia da forno (cm 30×40), rivestirla con un foglio di carta forno oliato e versarvi il composto del pan di Spagna.
Cuocere in forno statico a 200 gradi per 12 minuti.
Togliere il pan di Spagna dalla teglia con la sua carta forno e posarlo su un canovaccio umido per 4-5 minuti.
Appoggiare un foglio di carta forno sul pan di Spagna, capovolgere, togliere delicatamente la carta della cottura e lasciar raffreddare per qualche minuto.

Preparare il rotolo:
Aggiungere alla crema al limone, già raffreddata, qualche cucchiaio di confettura di fragole e mescolare.
Impregnare il pan di Spagna con qualche cucchiaio di confettura di fragole (quello che resta si può servire con il dolce) e ricoprire con uno strato di crema.
Aiutandosi con la carta forno arrotolare e avvolgere il pan di Spagna.
Ricoprirlo con carta argentata e far riposare in frigorifero un’ora prima di affettare.
Tagliare il rotolo a fette e servire con la confettura di fragole rimasta.

Pizza con fiori di zucca e ricotta di Gino Sorbillo, ma senza glutine

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Ancora una pizza imperdibile del maestro pizzaiolo Gino Sorbillo alla trasmissione televisiva “La Prova del Cuoco”, con poco lievito, tanta natura, tantissimo gusto e tutta la sua simpatia!
Per riproporla senza glutine ho sostituito la farina di segale con una adatta ai celiaci, con grano saraceno e ricca di fibre; zucchine con il fiore appena raccolte sostituiscono i fiori di zucca.
Anche per la mia pizza poco lievito, solo 2 grammi, una lunga lievitazione, 9 ore a temperatura ambiente ed ecco una pizza soffice, gustosa e dall’aspetto molto accattivante.

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza uova, senza frutta secca, senza crostacei

INGREDIENTI:

430 g di Mix Per Pane Fibra+Nutri Free + poca per lo spolvero
2 g di lievito di birra fresco
320 g di acqua
8 g di sale
Ricotta (circa 250 g)
Mozzarelline
Zucchine fresche con il fiore

PROCEDIMENTO RICETTA:

In una ciotola sciogliere il lievito nell’acqua.
Unire la farina, il sale e impastare.
(Con il robot lavorare per almeno 5 minuti a velocità sostenuta).

Trasferire l’impasto sulla spianatoia infarinata e fare una palla.
Metterla in una ciotola, coprire con pellicola e lasciar lievitare a temperatura ambiente per 8-9 ore.

Trascorso questo tempo stendere l’impasto su un foglio di carta da forno e ricoprire con uno strato di ricotta.

Staccare i fiori dalle zucchine e togliere i pistilli.
Aprire delicatamente i fiori, lavarli molto brevemente in acqua corrente e metterli ad asciugare su un foglio di carta assorbente.

Ricoprire la ricotta con i fiori aperti a ventaglio e distribuire le mozzarelline.

Accendere il forno a 250 gradi con all’interno la pietra refrattaria (oppure capovolgere la latta del forno per avere una base uniforme e molto calda) e scaldare per almeno 40-50 minuti.

Trasferire la pizza con la carta forno sulla refrattaria (o sulla latta del forno) e cuocere per circa 13-14 minuti.

Qualche rondella di zucchina cruda, una macinata di sale, olio a piacere e la pizza è pronta per essere servita!

Buonumore anche senza glutine: Tortini con l’Erba Amara, per il contest “Cucinando con l’Erba Amara”

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Prosegue il mio menù a tema con l’Erba Amara, da accostare a quello previsto nella festa del Tortello di Castel Goffredo (menù che ho menzionato nel post del mio secondo piatto), ma interamente senza glutine:

Il primo piatto: Tortello Amaro Senza Glutine
https://stellasenzaglutine.com/2016/05/23/il-tortello-amaro-di-castel-goffredo-e-il-contest-cucinando-con-lerba-amara/

Il secondo piatto: Polenta Amara senza glutine con Stracchino e Taleggio
https://stellasenzaglutine.com/2016/06/02/polenta-amara-senza-glutine-con-stracchino-e-taleggio-per-il-contest-cucinando-con-lerba-amara/

e per chiudere in dolcezza: “Buonumore anche senza glutine: Tortini con l’Erba Amara” per il contest “Cucinando con l’Erba Amara”.

La ricetta tradizionale della “Torta del Buonumore” è tratta dal blog “I miei viaggi in cucina”, di Roberta Bellardi e Ivan Dalè.

Con il dolce, il mio menù senza glutine con l’Erba Amara si completa e così anche la mia partecipazione al contest, ma le mie ricette con questa erba aromatica dal sapore unico, non finiscono qui: appuntamento al prossimo primo piatto!

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza frutta secca, senza latticini, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

120 g di olio di mais bio
120 g di Mascobado, zucchero integrale di canna
150 g di farina Mix per Dolci Nutri Free
4 tuorli + 1 uovo intero
50 g di fecola **
6 g di lievito per dolci **
65 g di Erba Amara

** Prodotti a rischio per il celiaco: verificare in etichetta se prodotto idoneo, quindi con il claim “senza glutine”, oppure consultare il prontuario AIC Assoc. Italiana Celiachia

PROCEDIMENTO RICETTA:

Lavare l’Erba Amara ed eliminare la parte centrale più dura alle foglie grandi (le mie sono tutte foglioline piccole e nuove, non ho dovuto eliminare niente).

Montare le uova con lo zucchero.

Aggiungere a filo l’olio poi l’erba amara, tritata a coltello per mantenere l’aroma.

Incorporare la farina, la fecola ed il lievito setacciati.

Mescolare, amalgamare bene e riempire i pirottini di carta, un po’ oltre la metà.

Cuocere in forno ventilato a 180 gradi per circa 25 minuti.

Polenta Amara senza glutine con Stracchino e Taleggio per il contest “Cucinando con l’Erba Amara”

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Dal 16 al 19 giugno si terrà a Castel Goffredo la festa del Tortello Amaro ed in questa occasione è stato indetto il primo concorso legato all’Erba Amara, al quale ho aderito con la ricetta del tortello senza glutine:
https://stellasenzaglutine.com/2016/05/23/il-tortello-amaro-di-castel-goffredo-e-il-contest-cucinando-con-lerba-amara/
ed ora anche con questa ricetta senza glutine della Polenta Amara.

La festa del Tortello di Castel Goffredo vuol far conoscere l’Erba Amara offrendo l’opportunità di assaggiare un menù interamente dedicato a questa erba aromatica:

Tortelli Amari di Castel Goffredo
Brasato di Coppa al Vino Rosso con Polenta Amara
Polenta Amara con Straccone del Nonno
Torta del Buonumore e il Gelato all’Erba Amara

Anch’io ho fatto un menù dedicato a questa Erba, ma senza glutine e poiché nel mio giardino scarseggiava, per avere abbastanza Erba Amara ho dovuto ricorrere ad un Garden.
Le foglie raccolte in eccedenza le faccio essiccare e mi serviranno quest’inverno, quando non ci saranno abbastanza foglie fresche per i tortelli.
Dopo il primo piatto d’obbligo, Tortello Amaro senza glutine (ma penso di realizzare anche un risotto con l’Erba Amara e altro ingrediente al quale non ho ancora dato un nome), proseguo il mio menù senza glutine con la seconda portata:
Polenta Amara senza glutine con Stracchino e Taleggio.
Mi è stato insegnato: “per la polenta è semplicissimo, negli ultimi 3-4 minuti di cottura aggiungi dell’Erba Amara tritata e avrai un profumo incredibile”.
E così ho fatto: una polenta con una grande farina gialla, quella di Storo (senza glutine), Stracchino e Taleggio per insaporire e l’Erba Amara, per un profumo straordinario!
Per la cottura della polenta ho aggiunto un po’ di latte (lo faccio quasi sempre per renderla più cremosa, anche se la presenza dei formaggi poteva bastare).
E dopo questo saziante secondo, appuntamento al prossimo post per chiudere in dolcezza il mio menù: la Torta del Buonumore, senza glutine ovviamente!

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza uova, senza frutta secca, senza crostacei

INGREDIENTI:

375 g di farina gialla di Storo
1 litro e 1/2 di acqua
120 g di latte
1 cucchiaio di sale
Qualche foglia di Erba Amara
200 g di Stracchino
200 g di Taleggio

PROCEDIMENTO RICETTA:

Preparare la polenta con acqua, latte e sale.
(Prima che l’acqua raggiunga il bollore versare la farina e mescolare con una frusta.
Far riprendere il bollore e proseguire la cottura, a fuoco dolce, pentola coperta, tenendo mescolato con un cucchiaio di legno, per circa 50 minuti).

Tre, quattro minuti prima di togliere dal fuoco aggiungere Stracchino e Taleggio (tenerne da parte qualche pezzetto), le foglie di Erba Amara tagliuzzate e mescolare.
(È vero, il profumo è straordinario!)

Riempire le cocottine con la polenta e mettere al centro un cubetto di Taleggio o di Stracchino.
Coprire per qualche istante poi portare in tavola.

Se preparate in anticipo si possono passare le cocottine in forno per 10 minuti, il tempo che la polenta si riscaldi e che il formaggio al centro si ammorbidisca.