Uno scrigno pieno di gioielli: Mantova, Capitale Italiana della Cultura 2016

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“Mantova, gioiello del Rinascimento, famosa in tutto il mondo per la sua storia, gli inestimabili tesori d’arte e le bellezze naturali, è stata insignita del titolo di Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2016.
La nomina si deve all’ambizioso progetto che non si limita a valorizzarne il patrimonio storico, ma punta all’elaborazione di nuove politiche culturali che sposino tradizione e innovazione per una nuova Rinascenza”.
Di questa Mantova, degli eventi che si terranno e di tante altre occasioni imperdibili, vi mando al sito ufficiale:

Mantova2016.it

Come città d’arte e di bellezza, questo è il mio modesto contributo fotografico.
Qualche cenno storico, molto scarso in verità, ma sufficiente per avere un’idea della grandezza di Mantova e per invogliare a conoscere questa piccola città, gioiello e vanto di ogni mantovano.

La basilica di Sant’Andrea di Leon Battista Alberti: nella sua cripta si conserva la terra intrisa del sangue di Cristo, portata a Mantova dal centurione romano Longino.
In seguito al ritrovamento di questa reliquia, la madre di Matilde di Canossa, Beatrice di Lotaringia, diede inizio alla basilica, partendo da un primo edificio religioso, dedicato a Sant’Andrea.
La chiesa venne ristrutturata da Leon Battista Alberti su commissione dei Gonzaga per accogliere i numerosi pellegrini che, durante la festa dell’Ascensione, veneravano la reliquia, conservata tutt’ora nei Sacri Vasi, custoditi all’interno dell’altare, nella cripta della basilica.

La Rotonda di San Lorenzo, edificata per volontà di Matilde di Canossa e collegabile alla reliquia del Sangue di Cristo. Così dice la tradizione, ma più verosimilmente costruita su un antico tempio romano, con rari esempi di affreschi di pittura bizantina.
Sconsacrata divenne anche un cortile circolare all’interno del ghetto ebraico mantovano, istituito nel 1610 e abbattuto nel 1798, durante il dominio francese.
Successivamente restaurata, venne riconsegnata al culto nel 1926.

La torre dell’Orologio, edificio rinascimentale situato in piazza delle Erbe, tra il Palazzo della Ragione e la Rotonda di San Lorenzo.
L’edificio, fu costruito nel 1472-1473 dall’architetto Luca Fancelli, sulle basi di un preesistente edificio risalente al XIII secolo. Dalla porta al piano terreno si accede al Palazzo della Ragione.
Alla fine del 1473 sulla torre venne collocato l’orologio astronomico, opera del matematico mantovano Bartolomeo Manfredi, noto anche come Bartolomeo dell’Orologio.
L’orologio indicava le ore ordinarie, degli astrologi e dei pianeti, rilevava il percorso del sole attraverso i segni dello Zodiaco e le fasi lunari.
Smise di funzionare nel 1700.
Il fabbro, maestro orologiaio Alberto Gorla, di Cividale Mantovano, riportò in vita il meccanismo astronomico nel 1989.
All’interno è ospitato il Museo del Tempo, nel quale sono esposti i meccanismi d’epoca dell’orologio e dalla sommità è possibile avere una vista sulla città e sui laghi che la circondano.

Il Duomo, la cattedrale di San Pietro apostolo, di origine paleocristiana, riedificata da Matilde di Canossa, ampliata sotto i Gonzaga e ristrutturata da Giulio Romano che lasciò intatte le pareti perimetrali ma modificò l’interno dando forma simile alla Basilica di San Pietro a Roma.
Alla morte di Giulio Romano i lavori continuarono, dopo lunga interruzione, sotto la guida di Giovan Battista Bertani, che abbandonò parte del progetto.
La facciata, interamente in marmo, è opera di Nicolò Baschiera, ingegnere dell’esercito austriaco.
Il Duomo è situato nella grande Piazza Sordello, dedicata al poeta Mantovano Sordello da Goito, già piazza di San Pietro.

Numerosi i palazzi che arricchiscono questa piazza: il Palazzo Vescovile, Palazzo Acerbi (con la Torre della Gabbia), Palazzo Bonacolsi, Palazzo del Capitano che rappresenta la parte più antica del Palazzo Ducale, reggia dei Gonzaga e precedentemente dei Bonacolsi.
Durante la dominazione austriaca il Palazzo Ducale assunse la denominazione di Palazzo Reale.

Da vedere il Cortile della Cavallerizza, il Giardino Segreto, il Giardino Pensile e il Giardino dei Semplici.
In quest’ultimo numerose le piante medicinali, dette “i semplici”, con le quali i Signori del tempo profumavano i vestiti soprattutto nella stagione invernale.

Il Castello di San Giorgio, monumento rappresentativo di Mantova, residenza dei Gonzaga che si trasferirono dal Palazzo del Capitano lasciando quest’ultimo come abitazione della corte.
È costituito da quattro torri angolari e circondato da un fossato, a difesa della città.
Fu progettato da Bartolino da Novara e ristrutturato dall’architetto Luca Fancelli, con il quale perse la sua funzione militare e difensiva.
Fu residenza di Isabella d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga, tra le più celebri nobildonne del Rinascimento che ospitò presso la sua corte artisti e umanisti quali Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo da Vinci, Ludovico Ariosto e Baldassarre Castiglione facendo di Mantova centro artistico e letterario di massimo rispetto.
La Camera degli Sposi, Camera picta (camera dipinta) è tra le sale più famose del Castello.
Capolavoro di Andrea Mantegna che ha ricoperto le pareti e le volte del soffitto con affreschi che dilatano i limiti della stanza e celebrano la dinastia della intera famiglia di Ludovico Gonzaga.
Nelle prigioni del Castello fu imprigionato il patriota tirolese Andreas Hofer, prima di essere giustiziato.
Quando la città venne occupata dagli austriaci, il Castello fu trasformato in carcere di massima sicurezza per gli oppositori e successivamente vennero rinchiusi i Martiri di Belfiore e i patrioti ad essi legati.

Dall’altra parte della città, non molto distante dal centro, a portata di passi, l’opera più celebre di Giulio Romano: Palazzo Te, sorto in una zona paludosa e lacustre, bonificata dai Gonzaga.
All’origine luogo di addestramento dei pregiatissimi cavalli di Francesco II, fu trasformato dal figlio, Federico II, in luogo di svago e riposo dove poter incontrare liberamente l’amante Isabella Boschetti.
Abituato ad agi e raffinatezze, diede l’opportunità all’architetto e pittore Giulio Romano di alternare gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva.
Nella costruzione di Palazzo Te Giulio Romano ha espresso tutta la sua bravura e fantasia.
Nel 1530 Palazzo Te venne inaugurato ufficialmente ed in questa occasione l’imperatore Carlo V, riconoscendo la grandiosità dell’opera, conferì a Federico II il titolo di duca: fino ad allora i Gonzaga erano stati marchesi.

Alcune delle numerose, stupende Sale di Palazzo Te:

la Sala dei Giganti (dalle pareti al soffitto la rappresentazione della battaglia dei Giganti che tentano di salire all’Olimpo).

la Sala dei Cavalli (ritratti in grandezza naturale sei destrieri preferiti dei Gonzaga, questa sala era destinata al ballo. Il pavimento non è l’originale del tempo, ma sapientemente rifatto seguendo il disegno del soffitto in legno a cassettoni e rosoni: questo lavoro encomiabile è stato eseguito dal compagno della mia vita e dai bravissimi operai che posarono il pavimento!).

la Sala di Amore e Psiche (sala da pranzo del duca. Ogni parete raffigura la lussuriosa storia di Psiche ed è il simbolo dell’amore del duca per Isabella Boschetti).

La Sala delle Aquile (camera da letto di Federico, ornata al centro della volta con l’affresco della caduta di Fetonte dal carro del sole).

Nel giardino del Palazzo si trovano le Fruttiere, opera dell’architetto Nicolò Sebregondi.
Nella stagione invernale ospitavano piante ed agrumi posti in vasi di terracotta.
Successivamente adibite, assieme alle attigue scuderie, a magazzino militare.
Dopo numerosi e impropri utilizzi nel 1989 vennero restaurate e diventarono sede delle mostre realizzate dal Centro Internazionale d’Arte e Cultura di Palazzo Te.

Dopo questo cenno storico della mia città (il più è rimasto nella penna come i tantissimi luoghi degni di essere visitati), vorrei fare un passo indietro nel tempo e parlare di Mantova, città romantica e mitologica, che deve le sue origini alla profetessa Manto, figlia dell’indovino Tiresia.
Fuggita da Tebe, si rifugiò in questo luogo palustre dove creò, con le sue lacrime, un lago le cui acque conferivano proprietà profetiche a chi le beveva.
Manto sposò la divinità fluviale Tyberis e il loro figlio, Ocno, fondò una città sulle sponde del Mincio chiamandola Mantua in onore della madre.
Anche Dante Alighieri, nella Divina Commedia, nel XX Canto dell’Inferno, con la guida mantovana Virgilio (considerato il più grande poeta latino, nato ad Andes, oggi Pietole), descrive i dintorni della città e, riferendosi alla leggenda dell’indovina Manto:
” Fer la città sovra quell’ossa morte; e per colei che ‘l loco prima elesse, Mantüa l’appellar senz’altra sorte”

Il fiume Mincio, in prossimità del cuore di Mantova, si allarga creando tre laghi: Superiore, di Mezzo e Inferiore.
Di rara bellezza i tramonti sul Lago Superiore, teatro estivo dell’immancabile e spettacolare fioritura del Fior di Loto.
Una leggenda fa risalire la nascita dei fiori di loto a una storia d’amore: l’amata, una giovane orientale, morì cadendo nelle acque del lago in cui si stava specchiando e l’amato, disperato, prima di gettarsi nel lago per seguire la stessa sorte, vi gettò dei semi del fior di loto affinché il profumo e la delicatezza dei fiori che si aprono nella stagione estiva ricordassero per sempre il profumo e la dolcezza della sua amata.

Un giro turistico costeggiando le meravigliose sponde dei laghi di Mantova, fa bene sia allo spirito che al fisico.
Seguitemi:

https://stellasenzaglutine.com/2013/09/23/stupendo-settembre-ancora-nordic-walking-sulle-ciclabili-dei-laghi-di-mantova/

https://stellasenzaglutine.com/2013/09/11/nordic-walking-sulle-ciclabili-dei-laghi-di-mantova-la-mia-citta/

Dopo aver nutrito lo spirito, un cenno anche alla cucina mantovana.
Bellissimo l’apprezzamento sotto questo aspetto di chi ha definito Mantova città….gustosa!
La cucina mantovana è profondamente legata alle antiche tradizioni contadine:
dal risotto alla pilota ai tortelli di zucca, dagli agnolini ai bigoli con le sardelle passando al pesce in salsa, al cotechino e al cappone alla Gonzaga, per gradire anche grana e mostarda, per terminare con sbrisolona, anello di Monaco, torta delle rose, caldi dolci….un infinito elenco eccelso di portate che ristorano chi ha girato in lungo e in largo la mia piccola città, prezioso scrigno di gioielli unico al mondo!

2 thoughts on “Uno scrigno pieno di gioielli: Mantova, Capitale Italiana della Cultura 2016

  1. Ciao Jo, bellissimo articolo .anche le foto sono belle, mi ha fato venire la nostalgia di Mantova. Auguri e um bacione nel cuore..

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