Pesce in salsa, ricetta mantovana, senza glutine

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C’era una trattoria dietro casa mia, si chiamava trattoria “Campana”.
Da tanto tempo ormai non esiste più ma il ricordo rimane nelle ricette che la mamma aveva avuto dalle sorelle che la gestivano.
Una di queste ricette è il “luccio in salsa”, un classico della cucina mantovana.
Non è una ricetta esclusiva, anche la famosa e bravissima Nadia Santini, nel suo ristorante “dal Pescatore” a Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova, lo prepara così.
So di commettere un’eresia ma in casa mia al luccio, che popola i nostri laghi, preferiamo pesci con meno lische quali la spigola o, come questa volta, l’orata.
Anche se è mia intenzione diliscare il più possibile il pesce, le lische del luccio, a forma di y, sono particolarmente ….infide.
La salsa però è proprio quella della tradizione.
Con il pesce in salsa non può mancare la polenta abbrustolita, il tutto accompagnato da un fresco Pinot Grigio dei Colli Morenici mantovani, abbinamento consigliato che è anche il mio preferito.
Chi passa da Mantova deve assaggiare questa specialità!

DIFFICOLTÀ: media

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza uova, senza frutta secca, senza latticini, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

2 orate
1 limone
Peperoni verdi
Acciughe sott’olio
Capperi sott’aceto
Peperoncino macinato
Una cipollina
Uno spicchio di aglio
Foglie di lauro
Olio extra vergine d’oliva
Aceto bianco
Vino bianco secco
Sale grosso
Polenta Istantanea Molino di Ferro (in prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)

PROCEDIMENTO RICETTA:

Lavare i pesci (dò per scontato che siano già stati puliti dal pescivendolo) e lessarli, meglio a vapore, con una fetta di limone. Nell’acqua di cottura un paio di foglie di lauro.
Il pesce è cotto quando si comincia a rompere.
Lasciare raffreddare, togliere la testa, la pelle e le lische.
Non importa se alcuni pezzetti risultano piccoli, prendono meglio il sapore della salsa.

Pulire e lavare i peperoni verdi, scottarli brevemente in acqua e aceto in parti uguali a cui viene aggiunto 1/2 bicchiere di vino bianco secco e un cucchiaino di sale grosso.
Scolarli e tagliarli sottili.

Preparare la salsa: soffriggere la cipolla tagliata sottilmente e lo spicchio di aglio spremuto in olio evo, aggiungere le acciughe sott’olio, i capperi sott’aceto sgocciolati e lavati e sfumare con poco vino bianco.
Per ultimo aggiungere i peperoni e fare insaporire per 5 minuti.

Versare la salsa sul pesce e lasciare riposare qualche ora, una notte sarebbe l’ideale.

Per la polenta, data la stagione abbastanza afosa, ho preferito usare una istantanea che io cuocio, in verità , almeno 15/20 minuti…
Una volta pronta bagnare con acqua una latta rettangolare, versarvi la polenta già cotta, livellarla con un cucchiaio bagnato e far raffreddare.

Capovolgere la latta su un foglio di carta forno, tagliare le fettine e abbrustolirle su una griglia.

Pesce in salsa, polenta ai ferri e, perché no, un buon vino bianco che appanna il bicchiere……Da provare!!

Sbrisolona mandorle e cioccolato senza glutine

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Ieri sera avevamo una ricorrenza da festeggiare, anche se nessuno di noi era in gran forma. Mancava qualcuno all’appello …ma non si deve rinunciare alle occasioni di stare insieme, tra amici e il modo migliore per volerci bene tutti, presenti e assenti, è continuare.
Ed è così che ci siamo riuniti davanti all’incantevole scenografia del nostro lago superiore, in quella che è la seconda casa per tutti noi: la Canottieri Mincio.
Forse le nuove generazioni non la vedono così, ma per noi “veterani” lo è per davvero.
La ricordiamo ancora quando era molto più modesta, ci si conosceva tutti ed era un grande onore far parte del “club del cemento”.
Questo era (ed è !) una categoria ristretta di giocatori di tennis, appassionati a tal punto da giocare con ogni tempo, dalle 13 alle 15 (poi tutti al lavoro) sul campo di cemento (in realtà di asfalto!) col sole cocente dell’estate o col ghiaccio dell’inverno, e quando la neve lo ricopriva, tutti a spalare!
Ovviamente senza spendere una lira di prenotazione.
Per poter essere ammessi, un esame severo: l’amicizia ed è questa la passione che ci ha sempre tenuti uniti, giocatori e ….consorti.
A tutti era concessa la possibilità di almeno un set e la incontrastata regina del club era la nostra amatissima Vivi, la festeggiata della serata che non ha esitato a rimboccarsi le maniche e a presentarsi per l’occasione con ben 6 torte e una marea di zabaione per affogarle!
È brava non solo sul campo di tennis (ho già ricordato in altro post che è campionessa di tennis, di sci nautico e brava sciatrice ) ma è insuperabile in cucina!
Ovviamente però tutti questi dolci non sono senza glutine e, come al solito, partecipo con qualcosa adatto anche al mio capitano.
So che per lui conta di più la compagnia, che non ci soffrirebbe a non addentare quei meravigliosi dolci ma non lo trovo giusto io, per niente e poi …almeno ho una valida scusa per cucinare!
Di idee ne avrei moltissime ma optiamo per la mantovanissima sbrisolona.
Si trasporta bene e, con la dose che faccio io, ce n’e per tutti!
Però si potrebbe fare un po’ diversa dal solito, quella classica è questa:

Sbrisolona senza glutine, ricetta mantovana

aggiungiamo delle buonissime pepite di cioccolato, tanto per cambiare.
Prima di impacchettarla ho “preferito” fare un assaggio col caffè del pomeriggio.
Non ho rovinato niente, dovevo portarla già spezzettata: buona, conferma anche il capitano!

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

200 grammi di farina di mais Nutri Free finissima (in prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)
200 grammi di farina per dolci senza glutine (questa volta Biaglut pacco da mezzo kg)
110 grammi di zucchero (ho usato quello di canna )
250 grammi di mandorle NON pelate, tritate grossolanamente (lasciarne qualcuna intera)
200 grammi di burro
2 tuorli
La buccia di un limone grattugiata
Una bustina di vanillina (vedi Prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)
200 g di gocce di cioccolato (vedere prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)
Zucchero a velo facoltativo (se non è home made come il mio vedere Prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)

PROCEDIMENTO RICETTA:

In una ciotola unire la farina bianca, la gialla, lo zucchero, il sale, la vanillina, le mandorle e la buccia del limone grattugiata.

Aggiungere i tuorli e il burro a temperatura ambiente oppure fuso e raffreddato e lavorare tutto con le mani per ottenere un composto granuloso (si può usare anche una forchetta, basta lavorare e mescolare molto bene).

Per ultimo aggiungere le gocce di cioccolato. Amalgamare di nuovo.

Ungere una tortiera (con queste dosi una di cm 22 x 35 è perfetta), versare il composto a manciate, pressarlo leggermente e infornare a 160 gradi per circa 50 minuti.
Lasciare raffreddare molto bene (anche per via del cioccolato) e se non si vuole dare il classico pugno al centro, spezzettarla con il coltello che si usa per il formaggio grana.

Se si vuole dare un aspetto più gentile alla torta cospargere con zucchero a velo.

Risotto alla pilota senza glutine con pesto home made

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È periodo di sagre e di fiere, di feste sull’aia che finiscono in pranzi e cene all’aria aperta, purtroppo non consigliabili per chi soffre di celiachia.
Qui da noi, Mantova e dintorni, non c’è sagra che non presenti nel suo menù il risotto alla Pilota, ma anche questo è of limit per un celiaco.
A parte la contaminazione che può avere nelle fasi di preparazione, anche il pesto che lo condisce può contenere glutine.
Ero agli inizi della celiachia del capitano, abbastanza in alto mare per quanto riguarda la cucina, alla ricerca continua di ricette senza glutine.
Avevo fatto diversi colloqui con la dietista che affiancava il dott. Gobio Casali (ci aiuta da sempre con la sua grande competenza ad affrontare la celiachia) e avevo scoperto che l’insidia del glutine è ovunque, perfino nel pesto del nostro amato risotto!
Ricordo ancora quando vidi in TV gli chef Stefano Fagioli e Monica Bianchessi dare la ricetta del pesto mantovano….non speravo tanto!
Provai a farlo, è piuttosto semplice. Lo trovammo a dir poco eccezionale e da allora i miei risotti alla pilota sono diventati un “must”, grazie anche alla ricetta originale della nostra cara amica Viviana, Vivi per gli amici, campionessa di sci nautico, ottima sciatrice nonché tennista pluridecorata e imbattibile ai fornelli.
A lei devo la riuscita perfetta del risotto! Seguendo dosi e procedimento non si può sbagliare!
La caratteristica del risotto mantovano, diversamente dai risotti emiliani o milanesi, morbidi e mantecati, è quella di essere asciutto e con i chicchi ben separati.
Il risotto alla pilota prende il nome da colui che lavora alla “pila” del riso, il luogo dove il riso viene pulito, trattato e preparato per la vendita.
Il riso viene condito con il pesto di maiale, animale tipico del territorio mantovano.
Questa volta ho accompagnato il risotto non con il classico “puntel” (in fondo alla ricetta spiego il mio procedimento per avere ottime costine di accompagno) ma con del radicchio, come faceva nonna Emma (che col nonno Narciso aveva una “pila”) e poi la mamma e….io continuo la tradizione.
Trovo che il risotto alla pilota si allei molto bene con una fresca insalata e sulla mia tavola non manca mai anche quando il riso lo faccio col “puntel”.

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza uova, senza frutta secca, senza latticini, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

Per il pesto (dosi per 1 kg):

670 g di lonza di maiale
330 g di pancetta a fette
4-5 spicchi di aglio
1/2 bicchiere di vino bianco secco (Pinot, Malvasia, ….)
Una macinata di pepe nero

Per il condimento del risotto:

500-600 g di pesto
Una cipollina
Aghi di rosmarino
Olio extravergine di oliva e poco burro (io uso solo olio)
Vino bianco secco
Sale q.b.

Per il risotto: (dosi per 4 persone)

360 g di riso Vialone Nano
500 g di acqua
Sale q.b.
Grana grattugiato q.b.

PROCEDIMENTO RICETTA:

Per prima cosa preparare il pesto.
Meglio sarebbe il giorno prima, per dar modo ai profumi di amalgamarsi.
Mettere l’aglio in ammollo nel vino bianco per qualche ora.
Fare lonza e pancetta a pezzetti, passarla nel tritacarne e aggiungere il vino bianco che nel frattempo avrà catturato solo il profumo all’aglio, che verrà gettato.
Una macinata di pepe, mescolare il tutto ed il pesto è pronto.
Mettere in un contenitore a riposo nel frigorifero.

Per il condimento: in un tegame con poco olio evo e una noce di burro (che io non metto) soffriggere un trito di cipolla con qualche rametto di rosmarino, togliere il rosmarino (io lo lascio) e aggiungere il pesto.
Stemperarlo bene con una forchetta, rosolarlo per qualche minuto e spruzzarlo di vino bianco. Far evaporare, salare e coprire fino a cottura: 25/30 minuti possono bastare.

Passiamo al riso.
In una pentola con un buon fondo (io uso il paiolo della fonderia Frignani

Alla scoperta di una fonderia

per me ormai insostituibile) mettere a bollire 500 g di acqua e, appena raggiunto il bollore, calare il riso, salare, mescolare e mantenere una fiamma sostenuta per 5 minuti dalla ripresa del bollore.
Dopo 5 minuti passare la pentola sul fuoco del gas più piccolo, coprire con un canovaccio, sigillare con un coperchio e proseguire la cottura a fuoco bassissimo per 14-15 minuti senza mai né mescolare né aprire.

Quando il riso è pronto, toglierlo dal fuoco, smuoverlo con un cucchiaio di legno, aggiungere il condimento e qualche cucchiaio di buon grana grattugiato.
Mescolare e far riposare 4-5 minuti.

Il risotto alla pilota è pronto, sgranato e al dente come deve essere.

Qui a Mantova il risotto si mangia col “puntel”: costine di maiale arrosto.
Io le preparo così: tolgo più grasso possibile, le scotto un minuto in acqua bollente per una ulteriore sgrassata, le asciugo e le passo in tegame con pochissimo olio e rosmarino e uno spicchio di aglio in camicia.
Sfumo col vino bianco e lascio cuocere lentamente fin che sono ben rosolate.
Con la mano destra una forchettata di risotto e con la sinistra, niente coltello mi raccomando, un puntel di tutto riguardo: costine mantovane, quelle buone!

Risotto con i “luartis”, dedicato al mio papà

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Ogni anno, a primavera, andiamo a raccogliere i “luartis” ovvero le cime di luppolo, conosciute anche come asparago selvatico.
È un rito che faccio in ricordo del mio papà, che apprezzava molto questa pianta selvatica, dal sapore delicato, sia nel risotto che nella frittata.
Piace anche a noi, soprattutto nel risotto, che deve essere “all’onda”.
Qui i “luartis” si trovano in parecchi posti, forse anche dall’ortolano cercando bene, ma è di gran lunga più piacevole procurarseli passeggiando tra il verde, cogliendo le punte del luppolo che si arrampica tra i rovi o in cima alle siepi.
Noi andiamo a raccoglierli in un posto stupendo: una lunga siepe vicino ad un corso d’acqua che costeggia Villa Giraffa, indicata da alcune guide turistiche come una delle più belle ville del mondo.
Ora, nonostante qualche tentativo di ripristinare i suoi antichi splendori, è in grave stato di abbandono.
Deve il suo nome forse ad una giraffa di marmo che si trova nel grande giardino o anche in onore alla tradizione dei Gonzaga di riempire i propri parchi con ogni genere di animali.
Si racconta che aleggi un velo di mistero su questa villa: una secolare maledizione incombe sui suoi possessori.
La storia parte dal lontano 1500, quando Isabella d’ Este donò la residenza ai frati Cappuccini.
I religiosi vi rimasero fino a quando Napoleone Bonaparte nel 1700 li cacciò in malo modo dalla villa mantovana: fu allora che i frati lanciarono una maledizione contro tutti i futuri possessori del palazzo. È una leggenda? Facendo scorrere i vari proprietari, viene il dubbio che qualcosa di vero….

Passiamo alla ricetta:

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza uova, senza frutta secca, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

Un mazzetto di “luartis”
Uno scalogno
Riso vialone nano
Stracchino
Grana padano grattugiato
Olio evo
Sale
Acqua q.b.

PROCEDIMENTO RICETTA:

Far imbiondire lo scalogno tagliato a rondelle in poco olio.

Aggiungere i “luartis”, saltarli brevemente.

Gettare il riso, tostarlo qualche minuto, aggiungere poca acqua bollente, salare.
Portare avanti la cottura aggiungendo acqua bollente poca alla volta di mano in mano che serve, mescolando per favorire il rilascio dell’amido dal riso.

Quando è quasi cotto (all’incirca dopo 11-12 minuti), spegnere e mantecare con un paio di cucchiai di stracchino.
Aggiungere del grana e terminare la mantecatura.

Il risotto con i “luartis” è pronto da impiattare!

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Altro modo per preparare un buon risotto con i “luartis”?

Scaldare lo scalogno (o una cipollina) in olio extravergine di oliva, aggiungere i “luartis” e saltarli per qualche minuto.

Calare il riso, mescolare e sfumare con il vino bianco.

Quando il vino è evaporato, aggiungere acqua bollente, poca per volta, fino alla cottura del riso.
In questo caso, trattandosi di un riso biologico, la cottura è un po’ più lunga, circa 14-15 minuti.

Quando il riso è pronto, mantecare con il grana grattugiato.

Coprire e lasciar riposare per qualche minuto.

Servire con scaglie di grana e un giro di olio.

Sbrisolona senza glutine, ricetta mantovana


Dedico questa ricetta a Daria, la piccolina di Jé, conosciuta durante il recente corso senza glutine a Mantova, che ha apprezzato la mia sbrisolona tanto da chiedere alla mamma di rifarla…
E adesso un po’ di storia:

” La torta sbrisolona ha origini molto antiche, così chiamata per le ” brise”, ossia le briciole (in dialetto mantovano) piccole e grandi con cui inevitabilmente si deve fare i conti quando la si spezza.
È nata a Mantova all’epoca dei Gonzaga tra il ’500 e ’600; ha origini contadine, come testimonia l’uso della farina di mais.
Quando giunse alla corte dei Gonzaga nel ’600 vennero introdotte le spezie, lo zucchero e le mandorle. Infatti originariamente questo dolce povero veniva realizzato con una dose maggiore di farina di mais, lo strutto al posto del burro e le nocciole, a quei tempi più economiche rispetto alle mandorle.
Tradizionalmente veniva anche chiamata “torta delle tre tazze”, dall’eguale quantità dei tre ingredienti principali: farina bianca, farina gialla e zucchero, che venivano misurati in tre tazze della stessa capienza “.

È un dolce duro ma molto friabile, di aspetto particolare proprio per il suo impasto granuloso e non omogeneo che la caratterizza e le mandorle che l’arricchiscono.
La ricetta della sbrisolona è molto semplice e il profumo che invade la casa durante la cottura, un po’ lunga, è qualcosa di molto gradevole e avvolgente che persiste per parecchio tempo.
Naturalmente ogni famiglia ha la sua versione come tutte le ricette della tradizione.
Io ho “sglutinato” la ricetta della mamma appena abbiamo tolto il glutine dalla nostra alimentazione, nel 2005. È stato il mio primo dolce gluten free: potevamo rimanere senza sbrisolona?
Ho sperimentato per questo dolce diversi tipi di farine, oggi è il turno della Farmo.
Rispetto alle volte precedenti ho anche diminuito la dose di zucchero e direi che è meglio così.
La sbrisolona non si taglia a fette ma si spezzetta, la tradizione vuole che si rompa con un pugno al centro. Io uso il coltello caratteristico, a lama corta e appuntita, dalla forma a mandorla, che si usa per tagliare il grana.
Se si vuole ingentilire la sbrisolona, cospargerla con poco zucchero a velo, ma non ci andrebbe.

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

200 grammi di farina di mais Nutri Free finissima (in prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)
200 grammi di farina per dolci senza glutine (questa volta Farmo x dolci)
110 grammi di zucchero (ho usato quello di canna )
250 grammi di mandorle NON pelate, tritate grossolanamente (ne lascio qualcuna intera)
200 grammi di strutto o 100 di strutto e 100 di burro o 200 di burro (nella vecchia ricetta originale solo strutto-qui solo burro)
2 tuorli
La buccia di un limone grattugiata
Una bustina di vanillina (vedi Prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia) o i semini di una bacca di vaniglia
Un pizzico di sale
Zucchero a velo facoltativo (se non è home made come il mio vedere Prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)

PROCEDIMENTO RICETTA:

In una ciotola unire la farina bianca, la gialla, lo zucchero, il sale, la vanillina, le mandorle e la buccia del limone grattugiata.

Aggiungere i tuorli e il burro a temperatura ambiente oppure fuso e raffreddato e lavorare tutto con le mani per ottenere un composto granuloso (si può usare anche una forchetta, basta lavorare e mescolare molto bene).

Ungere una tortiera (con queste dosi una di cm 22 x 35 è perfetta), versare il composto, pressarlo leggermente e infornare a 160 gradi per circa 50 minuti.
Lasciare raffreddare.

C’è chi ama bagnarla con un po’ di grappa, pare sia molto buona. Io non ho mai provato.
Ottima con un buon Passito….questo vi garantisco che è un abbinamento straordinario!
Si mangia rigorosamente con le mani.

Qui con farina senza glutine Speciale Torte e Biscotti Molino Dallagiovanna, farina di mais finissima Sarchio e zucchero semolato:

Tagliatelle con l’anatra senza glutine (foiade col nedar senza glutine)

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Non avrei mai pensato di scrivere questa ricetta in ospedale, in attesa di un intervento al tunnel carpale, ma così è.
Non che io sia particolarmente tesa, affatto, so cosa mi attende: è la quarta volta che affronto questo mio problema. Due interventi diciamo….semplici e due un po’ più complessi e questo di oggi fa parte dell’ultima categoria.
E meno male che abbiamo solo due mani!! Tutte le volte che ho pensato: avessi una mano in più!! Eh non eh! Due bastano!! Altrimenti dovrei monopolizzare un ospedale!!!!
Ho il conforto di essere seguita da un bravo medico chirurgo, amico e compagno di tennis sia del mio capitano che di nostro figlio e l’assistenza di uno staff di grande competenza, disponibilità e cortesia, il che non guasta affatto!
E questa cortesia non è solo per chi è amico dell’amico o del primario…..è per tutti, come ho avuto modo piacevolmente di constatare: bianchi, neri, gialli, intra ed extramuros.
Ma l’attesa è attesa e quello che sto facendo mi permette almeno di ingannare piacevolmente il tempo che manca …
Partiamo dal sughetto col quale condire queste tagliatelle: proviene da una trattoria di Mantova, l’ “Antica Trattoria Goldoni”, ormai scomparsa e Lucio è il figlio che mi ha passato senza problemi le conoscenze di questa cucina casalinga nostrana dei suoi avi.
Conto di avere altre ricette….speriamo.
Mi piace interpretare le tradizioni della cucina, renderle apprezzabili anche per i nostri amati celiaci ed ecco allora le “foiade col nedar” senza glutine…
Tagliatelle, in dialetto mantovano “foiade”: il procedimento lo trovate descritto in una precedente ricetta:

Facciamo le tagliatelle senza glutine

Rendo noto che mai, né io né il mio capitano, avevamo assaggiato ragù di selvaggina né di pennuti da cortile diversi da galline o faraone, anzi, al pensiero abbiamo storto il naso…quindi ho deciso di provare la ricetta sulla fiducia, poiché Lucio ha assicurato la bontà di questo sugo.
Gli abbiamo dato ragione: un primo di tutto rispetto, non aggiungo altro!!

DIFFICOLTÀ: facile

INTOLLERANZE:
senza glutine, senza latticini, senza crostacei

INGREDIENTI RICETTA:

Tagliatelle senza glutine
Anatre (io ne avevo 2 gentilmente offerte da Lucio)
Sedano
Carota
Cipolla
Finocchio
Alloro
Rosmarino
Salvia
Bacche di ginepro
Noci intere
Dado granulare di pollo Knorr (in prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia) nella ricetta originale viene usato il dado Well classico che non conosco)
Vino rosso “generoso”

PROCEDIMENTO RICETTA:

Trascrivo fedelmente la ricetta del ragù.
Tra parentesi le mie variazioni perché sia senza glutine, adatta ai celiaci.

“”””Ricetta ragù selvaggina “oca, anatra, folaga”

Togliete dal congelatore la selvaggina e a scongelamento avvenuto levate pelle e piume assieme, pulite bene l’interno gettando via tutti gli organi interni, collo, testa, ali e zampe.

Stesso procedimento per carni fresche.

Tagliate in due parti il tronco, lavate e mettete a riposo in una pentola capiente aggiungendo: una costa di sedano, una carota, mezza gamba di finocchio, tre foglie di alloro, un rametto di rosmarino, sette foglie di salvia, ½ cipolla, qualche bacca di ginepro, un litro di vino rosso generoso e cinque noci intere, un cucchiaio di polvere da brodo Well classico (io ho usato il dado granulare di pollo Knorr – in prontuario AIC Associazione Italiana Celiachia)

Lasciate riposare tutta la notte, poi a fuoco lento fate bollire per tre ore circa.

Raffreddate, togliete la carne e gettate tutto il resto, spolpatela e rimettete la sola carne di nuovo in pentola con: una costa di sedano, un paio di carote, ½ gamba di finocchio, alloro, salvia, rosmarino, e un litro di vino rosso, sei noci e un cucchiaio di polvere da brodo Well classico (io dado granulare di pollo Knorr – in prontuario AIC associazione Italiana Celiachia).
Bollite a fuoco lento per altre due ore.

Passate il tutto, meno le noci e l’alloro, nel macina carne, mescolate bene e date un’ultima scottata a fuoco lento.

NB: le noci sono importanti perché sono l’unico provvedimento valido per togliere il selvatico alla carne e tutti i cattivi odori.”””””

Una volta pronto il ragù non resta che procedere alla cottura delle tagliatelle preparate passando nella trafila nr.8 del Kenwood, ma può andare anche la nr.7
I numeri di questa trafila vanno dall’1 al 9.

Scolare le tagliatelle ancora al dente e finire la cottura nel tegame in cui si è scaldato il sugo.
Notare come queste meravigliose “foiade” gluten free non si rompano!!!
Un filo di olio crudo (Lucio consiglia una noce di burro) e sono pronte da impiattare.
Una spolverata di grana grattugiato solo a chi lo desidera, un buon lambrusco invece per tutti!!